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articolo: del 08/07/2003 In Transiberiana (Russia)

























IN TRANSIBERIANA

In treno da Mosca a Pechino. Diario di un viaggio in Asia Settentrionale, a confronto con le realtà del mondo post-comunista e la natura incontaminata, in un percorso impegnativo, ma profondamente suggestivo.

Mi ha sempre sorpreso come da banali conversazioni possano nascere spunti in grado di cambiare la vita. Ricordo distintamente: eravamo in aliscafo e Christian mi raccontava della sorella in viaggio studio a Pechino. Certo, sarebbe bello raggiungerla: in aereo? No, le vie convenzionali no: troppo poca poesia, troppo facile. E poteva finire lì: una chiacchierata come un’altra in un pomeriggio ozioso d’inverno, quando vagare con la fantasia è l’unica cosa che ti salva dal grigio che ti circonda. Ma le cose andarono diversamente, complice l’estrema curiosità: si poteva fare davvero?
La transiberiana, per molti poco più di una reminiscenza di cultura geografica scolastica e fantasticheria dell’immaginario infantile, con Vladivostok punta estrema del continente asiatico, doveva essere il nostro mezzo di trasporto. La mia professoressa di Economia dei Paesi socialisti all’università, un giorno aveva raccontato del viaggio in transiberiana negli anni ’70, un’avventura dagli incerti rischi. Una settimana e più di viaggio in lande desolate, su un mezzo di trasporto spartano, troppo caldo d’estate, gelido d’inverno, con orari di arrivo e partenza assolutamente inattendibili e ritardi sulla tabella di marcia anche di qualche giorno. Raccontava della difficoltà di reperire cibo a bordo, a parte la kaša (una sorta di polenta) e carne o pesci essiccati di dubbia provenienza. In epoca sovietica, esisteva una vera e propria economia parallela che conviveva a fianco del sistema economico ufficiale, a tratti compenetrandone il tessuto ed agevolandone l’esistenza. I direttori dei vagoni-ristorante vendevano gli stock di prodotti alimentari previste per i viaggiatori lungo il tragitto: ciò permetteva alle popolazioni locali di aggirare i limiti dell’economia di piano ed ai direttori di accumulare ricchezze insperate. Un’usanza nota a tutti che un intenso intreccio di omertà aveva sempre coperto. L’utenza doveva, per la permanenza in treno, accontentarsi della polenta o meglio ancora portare il cibo da casa. In alternativa, avrebbe potuto acquistare uova, pane, formaggio, dolci fatti in casa, latte, miele, marmellate e sottaceti dalle mani delle contadine alle stazioni, rimettendo in moto il circolo dell’economia sotterranea. E come non parlare delle difficoltà burocratiche di un occidentale in viaggio in URSS in piena guerra fredda?

Le premesse storiche erano, dunque, abbastanza inquietanti, ma bisognava approfondire: cosa era cambiato dopo la fine dell’Unione e del sistema sovietico? Internet, qualche lettura specialistica, un susseguirsi travolgente di input, un gioco irrefrenabile di “non sai che cosa ho letto!”: ormai eravamo catturati dal vortice, non ci saremmo più potuti tirare indietro. Bisognava partire, la decisione era presa: partenza da Mosca, via Siberia con sosta ad Irkutsk, via Mongolia con sosta ad Ulan Baatar, e destinazione finale Pechino. In aiuto c’è venuto il sito internet www.transiberiana.com, un gruppo di ragazzi con i giusti contatti in Russia, che ha provveduto ai nostri biglietti ferroviari ed a procurarci qualche alloggio in famiglia. Chi s’imbarca in simili avventure mette in conto la possibilità di dover fronteggiare qualche imprevisto ed un po’ di thrilling, tutto sommato, vivacizza. Il primo imprevisto fu la sparizione dei nostri passaporti a tre giorni dalla nostra partenza. In viaggio nei meandri del misterioso mondo della burocrazia, alla ricerca dei visti necessari a partire, erano scomparsi: i funzionari del consolato mongolo per rendere la nostra vita un po’ più frizzante avevano ben pensato di smarrirli. Dove erano finiti? In un gioco al rimpallo fra reciproche accuse i funzionari del consolato ed il corriere espresso declinavano ogni responsabilità. Con panico crescente e budella torte dall’ansia ci chiedevamo se fosse possibile rinunciare ad un simile progetto per l’inettitudine altrui. Ma quando tutto sembrava perduto, e dopo tre giorni di intense peregrinazioni telefoniche, finalmente la voce al di là del cavo: “Li abbiamo trovati”. Nessuna spiegazione c’è mai stata fornita: cosa sia realmente accaduto ai nostri documenti resterà un mistero insoluto. Beh, come inizio non c’era male! Il 29 aprile 2001, finalmente eravamo a Mosca. Ora il viaggio poteva iniziare.

IN RUSSIA

L’immagine di Mosca impressa nelle nostre menti occidentali ci rimanda ad un luogo grigio, cupo, freddo, non solo climaticamente. Ma Mosca ci accoglie con una splendida giornata di primavera, l’aria è piacevolmente calda, un viavai di gente allegra affolla le strade. L’atmosfera è rilassata, la gente sorridente, le aiuole colme di tulipani. Sono giorni di festa: è il ponte del 1° maggio, anche se la festa dei lavoratori assume decisamente un tono minore rispetto al passato; ed il 2 maggio segue la “Festa di Primavera”. La Mosca che incontriamo è diversa da come la immaginavo: non solo enormi edifici plumbei e prospettive interminabili, ma anche colori vivaci e piazze gremite. Gli ultimi anni hanno notevolmente cambiato il volto di questa città, rendendola fin troppo simile a tante altre metropoli mitteleuropee. Non nego una sorta di delusione: memorie di un passato ideologico così forte, perse in un orgia di consumismo vorace, come travolte dall’ansia di recuperare il tempo perduto sulla via del capitalismo. Una girandola di centri commerciali e catene di fast food come a Berlino, Parigi o Roma. Kentucky Fried Chicken ad Aleksandrovskii Sad? Secondo me, una perversione.

La statua di Stalin dal naso reciso a picconate abbandonata nel “parco degli artisti” è solo uno degli emblemi dell’allontanamento dalle vecchie convinzioni. La Piazza Rossa (Krasnaja Ploščad) travolge con la sua maestosità. È difficile decondizionarsi dai cliché inculcati in anni di guerra fredda: difficile non ricordare le parate militari con lo schieramento dell’arsenale sovietico a duro monito per l’Occidente. Ma al contempo ha un fascino dirompente: intensa, magica, chiusa fra le cupole dorate del Cremlino e la Cattedrale di San Basilio, con le sue “cipolle” multicolore, che ricordano meringhe e caramelle. Lunghissime scale mobili ci portano nel cuore della terra, una discesa agli inferi fra luci soffuse ed architetture sempre diverse: è con la metro, mezzo di trasporto principale della capitale russa, che ci spostiamo in giro per la città fino a giungere in zona Kutusovskaja. È qui che si trova il nostro alloggio: abbiamo una stanza in famiglia a casa di Olga, rotonda signorotta moscovita, che perennemente accompagnata dal suo cane Malčik, ha badato a noi durante il nostro soggiorno. Siamo in un tipico appartamento russo, in posizione centralissima, piccolo, modesto, ma caldo ed accogliente, con tappeti alle pareti, cuscini fiorati e tappezzato di foto di famiglia. Olga è un’ottima cuoca e ci fa deliziare con colazioni abbondanti e pietanze tipiche della cucina russa. Mosca è una città che merita davvero di essere vissuta per un tempo più esteso: visitarla ci entusiasma, e passiamo dall’imponenza delle “sette sorelle” staliniane e dalla magnificenza delle cattedrali del Cremlino, alla passeggiata al parco o lungo la Moscova mangiando gelati (che i russi adorano) e konfetj (i tipici cioccolatini avvolti in carta colorata e venduti agli angoli delle strade), dal Leninskji Prospekt con la statua di Juri Gagarin (primo uomo ad aver viaggiato nello spazio) alla serata oziosa al café cenando con pel’meni e panna acida, bevendo vodka. Frettolose impressioni, tuttavia sufficienti a convincerci che ci sono mille altre cose che vorremmo vedere. Ma non c’è tempo: il treno ci aspetta.

IN TRENO

È notte. L’odore di gasolio rende l’aria pungente; un fumo denso si leva come nebbia, avvolgendo le figure umane che affollano vociando il marciapiede di un binario buio. Schiacciati sotto il peso degli zaini e della consapevolezza di aver volontariamente scelto la via più difficile, ci avventuriamo verso il nostro vagone. Terrorizzati. La capo-vagone Galina Ivanovna ha lo sguardo duro di una donna che ne ha viste tante; ci intimidisce con un sibilante: “E voi? Dove state andando?”. All’interno il caldo asfissiante e gli spazi angusti ci fanno temere il peggio: abbiamo appena il fiato di sussurrarci che sarà un lungo viaggio, prima di accasciarci sui sedili e vedere il treno abbandonare la stazione. L’impatto è scioccante, quasi manca l’aria: dal nostro piccolo scompartimento osserviamo turbolente masse umane agitarsi nei corridoi in cerca di sistemazione. Ma dopo pochi minuti già iniziamo ad amalgamarci con la variegata moltitudine che invade il vagone: sono soprattutto militari russi, ma anche commercianti mongoli, famigliole con bambini, qualche persona più anziana. Siamo gli unici occidentali, a parte un gruppetto di olandesi in capo al treno. Il lungo serpente metallico si snoda nella notte sulle rotaie, Mosca si allontana. I prossimi quattro giorni li trascorreremo qui ed è bene iniziare ad ambientarsi. Per facilitarci il compito abbiamo provveduto ad una cena inaugurale di lusso: caviale, storione marinato, pane nero, vodka, ci aiutano a rompere gli indugi e contribuiscono a farci rilassare. Quattro giorni: non l’avrei mai creduto, ma il tempo è volato. Le tante persone che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo chiacchierato, i paesaggi in fuga veloci sotto il nostro sguardo, la musica in sottofondo, qualche lettura, poche note sul diario di viaggio, sorseggiando tè nero. Il samovar (bollitore) in fondo al vagone dispensa acqua bollente a tutte le ore, facilitando la preparazione di bevande e zuppe liofilizzate. Le frequenti soste sono un diversivo piacevole: quando il treno entra in stazione la gente sciama lungo le carrozze. C’è grande fermento: i commercianti mongoli si affacciano ai finestrini e vendono le loro mercanzie, in gran parte importate dalla Cina, mentre le donne del posto si affannano a proporre i propri prodotti ai viaggiatori. Scendere, ciondolare fra la gente sgranocchiando semi di girasole, come si fa da queste parti, è un’esperienza assolutamente imperdibile: la sosta può durare dai quindici minuti a mezz’ora, ma bisogna essere molto attenti. Il treno riparte senza alcun preavviso e non di rado capita che qualcuno resti a terra. I giorni passano, lo scenario muta rapidamente, mentre con impercettibili variazioni nell’andatura sbuffante del treno valichiamo gli Urali, lasciando l’Europa ed entrando nella Russia asiatica.

CONTINUA IN SIBERIA >>>


(Pubblicato a puntate per Storie da altri mondi su IL GOLFO, dal 08 al 13/07/2003)




VEDI LE RICETTE:
BLINY - Frittelle Russe
PIROGI - Ripieni al forno
SELEDOCNJI SALAT - Insalata di aringhe
SHCHI - Zuppa di Cavolo
VODKA



POTETE TROVARE APPROFONDIMENTI SULLA STORIA MEDIEVALE RUSSA SU
MONDI MEDIEVALI
a cura del Dr. Aldo C. Marturano




Commenti e Domande
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Ciao!Desidereri chiedervi alcune informazioni riguardanti la transiberiana. 1) Nelle cuccette o nel vagone vi erano doccie e bagni?2)quanto vi è costato più o meno il viaggio in aereo dall italia a mosca?3)Ho letto che la transiberiana fino a qualche anno fa, era considerata un viaggio abbastanza a rischio per quanto riguarda furti e borseggi; com\'è stata la vostra esperienza? La sicurezza è migliorata in questi ultimi anni?4)Le host-family erano facilmente raggiungibili? C'era qualcuno che vi accompagnanva o che vi dava informazioni su come arrivare al vostro alloggio?5) Quanto spendavate in media al giorno per il cibo? Vi ringrazio molto per l'aiuto!Spero di poter ripetere la vostra stessa esperienza al più presto..Ciao!lorenza
 - Salve Lorenza! Sarò ben felice di raccontarti della mia esperienza in Transiberiana. 1) Nelle cuccette o nel vagone vi erano doccie e bagni? RISPOSTA: No. Una delle cose a cui bisogna necessariamente adeguarsi quando si viaggia in Transiberiana è l'utilizzo in comune delle toilette. Ce ne sono 2 o 3 per vagone, con lavabo e water, qualcuna ha la doccia. Non è una delle esperienze più esaltanti dell'universo: un po' scomode e talvolta luride, ma ci si fa l'abitudine. 2)quanto vi è costato più o meno il viaggio in aereo dall italia a mosca? RISPOSTA: Nel 2001 spendemmo circa 250-300 euro con un volo a/r Alitalia. 3)Ho letto che la transiberiana fino a qualche anno fa, era considerata un viaggio abbastanza a rischio per quanto riguarda furti e borseggi; com'è stata la vostra esperienza? La sicurezza è migliorata in questi ultimi anni? RISPOSTA: Per quanto riguarda noi, fu senz'altro un 'avventura tranquilla. Come in ogni altro tipo di viaggio bisogna comunque evitare di ostentare macchine fotografiche e soldi (sempre meglio girare con carte di credito o travellers e poco cash) ed evitare di portare preziosi con se. Dare nell'occhio è il metodo sicuro per farsi borseggiare, in Russia come in Italia. Personalmente non ho avuto alcun problema e non ho sentito di nessuno che ne avesse avuto fra le persone che ho conosciuto in viaggio. 4)Le host-family erano facilmente raggiungibili? C'era qualcuno che vi accompagnanva o che vi dava informazioni su come arrivare al vostro alloggio? RISPOSTA: Sì. In genere, alla stazione di arrivo attende un rappresentante della G&R che si occupa di accompagnare i viaggiatori direttamente dalle host-families. Noi con le nostre famiglie siamo stati benissimo. Case pulite, persone gentili ed affabili, ottime colazioni e cene. Tutti gli alloggi erano piuttosto centrali e facilmente raggiungibili. 5) Quanto spendavate in media al giorno per il cibo? RISPOSTA: C'erano giornate in cui un panino era più che sufficiente, altre in cui ci siamo dati alla pazza gioia con caviale e salmone. Dipende molto dai gusti personali, ma ti posso garantire che si può spendere davvero poco. Vi ringrazio molto per l'aiuto! Spero di poter ripetere la vostra stessa esperienza al più presto. RISPOSTA: Mi auguro tu possa fare al più presto questo bellissimo viaggio. Io, se potessi, ripartirei domani stesso. Per me è stata un'aventura magnifica e la ripeteri altre cento volte. Puoi rivolgerti con fiducia ai ragazzi di www.transiberiana.com La nostra esperienza con loro è stata più che positiva. Biglietti del treno ed alloggi organizzati con cura e precisione e grande attenzione per il cliente. Se posso ancora esserti utile, non esitare a chiedere. Saluti Ciao Silvana
...sto già sognando ad occhi aperti...spero fra un anno di poter confrontare la mia esperienza con la vostra! caterina
 - Ciao Caterina! Ti auguro che la tua esperienza possa essere bella almeno quanto la nostra! In attesa del tuo racconto, un cordiale saluto. Silvana M.


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