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articolo: del
10/07/2003 In Transiberiana (Siberia) |













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<<< IN RUSSIA
LA SIBERIA
In treno da Mosca a Pechino. Diario di un viaggio in Asia Settentrionale, a confronto con le realtà del mondo post-comunista e la natura incontaminata, in un percorso impegnativo, ma profondamente suggestivo.
Gli Urali, poco più di un insieme di colline. E mi tornano in mente le parole di Colin Thubron, che nel suo libro In Siberia scriveva: “Le ruote del treno arrancano penosamente attraverso gli Urali come vecchi senza fiato. I monti appaiono troppo bassi per costituire una frontiera, men che meno la divisione tra Europa ed Asia: sono soltanto un levarsi di fiacchi pendii anneriti di pini”. È proprio vero: una convenzione più che una reale linea di confine fra Europa ed Asia. Eppure qualcosa cambia. Nella penombra dell’alba si scorge il paesaggio in trasformazione: la taiga, le betulle, le conifere, i piccoli villaggi assonnati, i grandi fiumi - l’Ob e lo Enisej. Siamo lontano dai fasti post-comunisti di Mosca; qui è ancora tutto come era: povero, sofferente, desolato. Gli abitanti sono appena scossi nel loro torpore dal sicuro incedere del treno. Dal carretto trainato dall’asino il contadino si rivolge alla donna dal capo coperto con un fazzoletto, mentre i bambini inseguono i cani nel cortile: scene di una quotidianità senza tempo. Anche in noi qualcosa sta cambiando: abbandonati i timori, cominciano a sfumare i nostri legami con l’Europa. Sebbene talvolta qualcuno non riesca a trattenersi dal ricordarci che siamo italiani. Miša, il direttore del vagone-ristorante, ad esempio, ha un pallino per la musica italiana. No, non quella che pensereste di sentire. Immaginate di essere seduti al tavolino del ristorante, davanti agli occhi i colori della Siberia ed in mano la tazza di tè fumante, mentre dagli amplificatori cinguetta stridula la voce di Toto Cotugno: “Lasciatemi cantare, perché ne sono fiero, sono un italiano, un italiano vero”. Incredibile: dovunque fossimo - in Russia, in Siberia, in Mongolia, ad unica eccezione della Cina -, tutti coloro che abbiamo incontrato conoscevano a memoria – passi per la melodia, ma mi sconcerta conoscano anche il testo! - questa canzone e non riuscivano ad esimersi dal cantarcela. Tutta. In alternativa, avremmo potuto al più optare fra Albano e Romina, Pupo o i Ricchi e Poveri. Strana colonna sonora per un viaggio attraverso l’Asia… !
Miša è un omone dal sorriso stampato, a tratti inquietante, ma gioviale e molto disponibile. Fra i mille loschi affari che conduce, riesce a trovare il tempo per organizzare una piccola festa in onore degli “amici italiani”: accettiamo con piacere, a condizione che si possa sentire della musica diversa. Una delle serate più pazzesche della mia vita. Alla festa partecipano con Christian, Miša e me, un gruppo di mercanti mongoli, già sbronzi prima di arrivare, Lena, una capo-vagone in serata libera, il capitano Vladik ed il maggiore Slava, militari in viaggio per Nauški, avamposto russo al confine con la Mongolia. Il breve scambio di battute fra il maggiore e me, mi fa subito capire da quale parte tira il vento: “No, non si chiama San Pietroburgo. È e resterà sempre Leningrad!”. Ci vorrà ancora tempo prima che la transizione post-comunista si radichi nelle menti e nei cuori della gente di questi luoghi, soprattutto per chi come Slava ha costruito un’intera esistenza sulla fedeltà in un valore. La serata trascorre allegra fra fiumi di vodka: guai a non bere, se non si vuole correre il rischio di offendere! A me viene insistentemente suggerito che “la vera donna russa beve vodka come acqua minerale” ed a nulla valgono le rimostranze, nel tentativo di ricordare loro che “io non sono affatto una vera donna russa”! La temperatura nel vagone sale vertiginosamente e raggiunto il giusto tasso alcolico, ci ritroviamo persino a ballare. Una certezza ci assale: una serata così è unica. Irripetibile.
Il mattino dopo, senza aver praticamente dormito, arriviamo ad Irkutsk, la “Parigi siberiana”. Pronti al peggio: muniti di giacconi da neve imbottiti di piume e scarponi da trekking, ci apprestiamo ad affrontare il freddo siberiano. Che non è. Adoro il fatto che in viaggio si riescano sempre a smentire i luoghi comuni! È primavera anche ad Irkutsk ed inizia a fare caldo: con un po’ di rammarico guardiamo il nostro bagaglio rendendoci conto, che la metà di ciò che ci siamo portati dietro è assolutamente inutile. In compenso siamo fortunati: abbiamo un confortevole alloggio a casa di Tamara, dolcissima e premurosa. Come gran parte delle donne siberiane, Tamara è altera, elegante, molto bella, sebbene il suo volto sia velato da una sottile malinconia. Irkutsk ci sorprende: è una cittadina serena, piacevole, molto diversa dalla desolazione vista dal treno. Ha una dignità cittadina di livello quasi occidentale, mercati ricolmi di pregiate mercanzie e cibi freschi: passeggiare al pomeriggio lungo l’Angarà – il fiume che l’attraversa - ha qualcosa in comune con lo “struscio” ozioso ed allegro delle vie commerciali di casa nostra. Il 9 Maggio è la “Festa della Vittoria” (Den’ Pobeda) contro il nazifascismo. L’avvenimento viene commemorato con parate militari e comizi dei veterani, canti corali delle donne siberiane e bandiere rosse sventolanti. Un piccolo spaccato di passato sovietico con molta nostalgia ed un pizzico di amarezza: qui non siamo a Mosca e la fine del regime ha dato corpo a molte ombre, fino ad allora nascoste. Il vaso di Pandora aperto con il crollo dell’URSS, ha riversato molti mali sul Paese e sul mondo intero. Nella piccola Irkutsk il disappunto è tangibile: non disperazione, ma sicuramente tanta delusione, traspare dai discorsi dei comizianti: “Siamo cresciuti sotto l’ala protettrice dell’Unione Sovietica, abbiamo impegnato tutta la nostra vita ed i nostri sforzi nella costruzione di un sogno; i nostri mariti, figli, fratelli, padri, sono morti per questa grande terra. Ma ora? Mosca ci ha dimenticati. Si impadronisce delle nostre risorse, ma dimentica di farci mangiare. I nostri figli non hanno lavoro, né prospettive per il futuro e nello sconforto diventano preda di alcol e droga. Non vogliamo il separatismo, ma essere ricordati nelle strategie di ricostruzione di questo grande Paese”. Tempi duri per questa gente. Ma per le vie c’è anche festa, palloncini colorati, zucchero filato, sebbene una nota di tristezza continui ad aleggiare sul volto di tutti. Soprattutto, nell’espressione di coloro i cui cari sono morti o ancora muoiono per la Russia in Caucaso, come la nostra Tamara, che ha perso il figlio in Azerbaidžan.
Lasciamo Irkutsk per andare sul Lago Baikal, uno degli specchi d’acqua dolce più grandi ed antichi del mondo. Più di un lago, un mare, di bellezza incomparabile. Il nostro tempismo ci ha condotto qui proprio durante la stagione considerata una delle più suggestive: il disgelo. La calotta di ghiaccio inizia a sciogliersi, l’aria si riscalda e porta con sé il crepitio dei cristalli che si spaccano e si ricongiungono in un suono di mille campanelli. All’orizzonte si scorgono anatre e gabbiani: lì dove il fiume ed il lago si incontrano, dove l’acqua ed il ghiaccio si fondono e si abbracciano in una singolare stretta. Casette di legno adornano il lago come una collana di perle, sporadiche le auto, solo qualche mucca circola solitaria. Una calma irreale, quasi eccessiva. Sul molo di Listvyanka, al mercato del pesce le donne cuociono gli omul’ (pesci unici al mondo che vivono solo nel lago Baikal) su carbonelle profumate d’incenso. Mangiamo seduti su un tronco in riva al lago, la bottiglia di birra è messa a ghiacciare nell’acqua. Quanto tempo ci vorrà prima che anche questo posto venga devastato dal turismo? Le avvisaglie negative iniziano a percepirsi e l’impostazione mentale si orienta sempre più alla vendita: del posto, delle proprie cose, di sé stessi. A sera il freddo si fa intenso, pungente, il crepitio dei cristalli è interrotto fino al nuovo sole, tutto è immobile, tranquillo, in lontananza abbaia un cane. La luna si riflette sull’immensa distesa ghiacciata. Domani partiamo.
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(Pubblicato a puntate per Storie da altri mondi su IL GOLFO dall'08 al 13/07/2003)
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Commenti e Domande |
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Potreste per cortesia dirmi dove avete acquistato il biglietto del treno e quanto avete speso? Vorremo fare un viaggio simile (io e il mio ragazzo) a luglio 2006. Grazie mille Chiara
- Ciao Chiara!
Abbiamo acquistato i nostri biglietti tramite www.transiberiana.com
I ragazzi di Transiberiana ci hanno anche aiutato a trovare alloggi in famiglia e ad ottenere i visti.
Nella primvera del 2001 la spesa dei biglietti fu di poco meno di 1000 dollari, da Mosca a Pechino, via Irkutsk e Ulan Bator,
alloggi in famiglia in Russia, Siberia e Mongolia inclusi.
Un mese di viaggio, e ti posso garantire che è stata un'esperienza assolutamente straordinaria!
In alternativa, puoi anche acquistare i bliglietti direttamente a Mosca, la spesa potrebbe essere inferiore.
L'unico handicap è che i tempi di attesa possono essere lunghi.
E senza alloggi e relativi inviti, per i visti talvolta è complicato...
Per qualsiasi ulteriore domanda, non esitare a contattarmi!
Ciao
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