|
|
articolo: del
17/06/2003 Paradiso tropicale (Polinesia) |

























|
PARADISO TROPICALE
Diario breve di un viaggio nelle isole della Polinesia Francese: come organizzare una viaggio indimenticabile senza spendere una fortuna.
La sensazione è inebriante: su per la scaletta col cuore in gola, solo qualche minuto d’attesa, un profondo respiro, una leggera vertigine ed eccolo, il distacco. E tutto ciò che si lascia dietro sparisce: le preoccupazioni quotidiane, i pensieri molesti, le noie esistenziali. Davanti agli occhi la Lonely Planet e nella mente una sola parola: Tahiti. Ammettiamolo: prima o poi lo hanno sognato tutti il paradiso tropicale. Il capoufficio rompe? I colleghi pure? I conti non tornano? La casa, il mutuo, la famiglia, lo stress? Ed il pensiero corre: palme al vento, spiagge bianche, mare cristallino e sì, partire, andare via, respirare aria nuova, diversa, conoscere nuove storie. Poi il brusco risveglio: la realtà, il divano di casa, la scrivania in ufficio. Saranno necessari soldi a vagonate, un sogno irrealizzabile per i comuni mortali, o il sei al superenalotto o niente, sussurra il piccolo pessimista dentro di noi. Del resto, confortati dai cataloghi di viaggi di nozze, con resort a venticinque stelle e navi da crociera superstramega lusso non resta che immaginare cifre da capogiro. Ma esistono mille modi di esaudire un sogno, mille modi di affrontare un viaggio. Ed anche in Polinesia si può andare con un budget ridotto. Dipende tutto dallo spirito con cui si è disposti a viaggiare: con una buona dose di capacità di adattamento e poche pretese persino i paradisi tropicali diventano alla portata di chi non ha fatto tredici. Ecco, l’aereo è atterrato. Un misto di ansia e curiosità mi assale mentre mi affaccio alla porta. L’aria esterna mi colpisce come un pugno allo stomaco, rovente, irrespirabile dopo venti e passa ore di aria condizionata. Ma lo shock è presto superato, la fatica delle lunghe ore di volo svanisce d’incanto al suono dell’ukulele, mentre con un fiore di tiaré fra i capelli attraverso la hall, allungo la mano per porgere il passaporto e sorridendo il poliziotto mi dice: "Welcome to Tahiti!".
La mia meta è Teahupoo, un villaggio di pescatori, a 70 km da Papeete, poche case su una spiaggia lavica, circondate da una fitta giungla. Mi accoglie la famiglia Tautu, Hélène e Roland, con il figlio Giovanni ed il fratello di lei, Francis. Potrò campeggiare nel loro giardino ed usufruire della casa, spaziosa e confortevole. Non bisogna aspettarsi l’Hilton: le condizioni sono semplici, ma accoglienti. Nonostante il mio pessimo francese, vocabolario alla mano, riusciamo a negoziare. Ho fortuna: Hélène mi offre ad un congruo prezzo anche la possibilità di avere tutti i giorni colazione e cena. Un primo giro della zona mi fa rendere immediatamente conto di dove sono. Un pensiero continua a muoversi nella mente: vivo in un posto, Ischia, luminoso, nient’affatto grigio; eppure di fronte all’intensità di questa natura il resto impallidisce! Non ho mai visto nulla di simile: cascate nella giungla, torrenti che si snodano fra cime lussureggianti, e fiori, frutti, colori. Il paradiso terrestre. Poche persone vivono a Teahupoo e pochi sono gli eventi che scuotono questa piccola comunità. La gente è disponibile, amichevole, sorridente, non ha ancora perso quel genuino senso di ospitalità ed accoglienza dello straniero: le donne sono incantevoli come nei dipinti di Gauguin, gli uomini sono forti, spesso tatuati su buona parte del corpo, come vuole la tradizione tahitiana. Forse, non tutti sanno che il tatuaggio è nato in Polinesia come rito iniziatico e come simbolo di appartenenza ad una comunità o ad un clan. La parola tatuaggio deriva, infatti, dal tahitiano tatau.
I giorni a Teahupoo scorrono pigri, lenti, i ritmi sono naturali e rilassanti. Sono i galli, che scorrazzano liberamente nei giardini del villaggio, a scandire i tempi. Cantano a squarciagola fin dalle 3 del mattino e si arrendono solo quando tutti sono in piedi. Alle 5,30 le attività quotidiane già entrano nel vivo: la colazione con baguette appena sfornate, marmellata di fragole e caffellatte, di sapore decisamente europeo, mette in evidenza la profonda influenza della cultura francese sulle tradizioni locali. La Polinesia Francese è ancora un "territorio d’oltremare": il Presidente polinesiano Gaston Floss, è in realtà un primo ministro polinesiano, che dipende dalle decisioni centrali del Presidente francese Chirac, di cui fra l’altro è grande amico. Chirac sarà in visita in luglio e tutti sono in gran fermento per presentare Tahiti al meglio: si sistemano le strade principali, si mettono a nuovo le facciate, un po’ come nei luoghi di villeggiatura italiani quando arrivano i turisti. E, come da noi, le strade secondarie ed il retro dei palazzi viene dimenticato. Paese che vai... . Uno dei pochi eventi che anima questo luogo è il campionato mondiale di surf (il BILLABONG PRO dell'ASP WORLD CHAMPIONSHIP TOUR) che si svolge qui ogni anno. Il surf spot di Teahupoo è considerato uno dei più belli del mondo e la sua onda una delle più pericolose, insieme all’onda hawaiana di Pipe. Nei giorni della mia permanenza ho potuto assistere alle gare, ma soprattutto a come, in pochissimo tempo, dal nulla spuntassero snack-bar e negozietti per accogliere la folla di appassionati. Pochi giorni di baraonda, poi via tutti e via tutto, cabine telefoniche comprese, e a Teahupoo sono tornati la calma ed il silenzio, interrotto solo dal canto dei galli.
Alla domenica, la comunità, molto religiosa, si riunisce per pregare. Le signore con i morbidi abiti fiorati ed il tradizionale fiore d'ibisco fra i capelli, vanno alla messa. I polinesiani appartengono a diversi gruppi religiosi: la famiglia Tautu aderisce ai Testimoni di Geova, ma ci sono Cattolici, gruppi Protestanti, ecc. e tutti, indistintamente, aderiscono ad un qualche culto. Dopo la messa la giornata si trascorre insieme ad amici e parenti: tutto il Paese si ferma alla domenica, i negozi sono chiusi e persino gli autobus sospendono il servizio. Del resto, il miglior modo per girare Tahiti è l’autostop: i tahitiani sono molto gentili e difficilmente rifiutano di portarvi con sé sul retro dei loro pick-up. E muovendomi in lungo ed in largo per l’isola mi ha colpito un dettaglio nient’affatto trascurabile: le famose spiagge bianche? Non ce n’è neanche una! Per trovarne sono dovuta approdare su altre isole - Moorea e Huhaine - ma sono molto diverse da come le si può immaginare.
Moorea si trova ad un’ora di traghetto da Papeete: tranquilla e sonnacchiosa, è la meta principale della Tahiti-bene per i week-end fuori porta. Elegante, punteggiata qua e là da splendide ville, ed in rada nella laguna turchese barche a vela e catamarani da sogno. Ma non è solo mare: i magnifici picchi vulcanici che la dominano, e che nascondono numerosi tesori archeologici, sono un invito per ogni buon trekker. Huhaine, invece, è più distante: una decina di ore di traghetto, quindici se il mare è grosso. E qui può essere veramente grosso, tanto da costringere a restare stesi lungo tutto il viaggio: alzarsi è una sfida al senso dell’equilibrio ed allo stomaco! Certo, esistono mezzi più rapidi, come gli aerei che volano fra le isole, e sistemazioni più comode, come le cabine. Ma se si viaggia low-budget e si vuole fare un’esperienza illuminante è meglio prendere un posto di ponte. È un’altra cosa e costa meno! Huhaine è selvaggia, semideserta, alle volte persino un po’ scontrosa. Non si fatica ad immaginare l’impatto dei primi esploratori su queste isole: buona parte del suo ambiente è rimasto intatto. Un consiglio per i viaggiatori low-budget: come si sarà capito da quanto detto fin qui, la tenda è vitale! Permette di spendere poco o niente e salva dalle zanzare, che attaccano ovunque senza pietà. Si può optare per un campeggio o chiedere ospitalità in cambio di pochi soldi nel giardino di qualche casa: spesso i locals sono disposti ad ospitarvi gratis. Il vantaggio del campeggio è di poter usare bagno e cucina. Ma vuoi mettere poter dormire gratuitamente nel parco della residenza di Huahine del Presidente Floss, come è capitato a me? Con i soldi risparmiati ci si può concedere una lussuosa cena a base di SASHIMI DI TONNO, innaffiata con dell’ottima Hinano - la birra di Tahiti - ed approfittare del bagno del ristorante per darsi una rinfrescata – non sarà elegante, ma a mali estremi, estremi rimedi. Bisogna sapersi adattare. Delle altre isole – non visitate per mancanza di tempo e soldini – su consiglio dei miei ospiti tenderei ad evitare Bora Bora, troppo turistica, ma ideale per chi ama vivere le vacanze da Club Med. Consigliate, invece, le Tuamotu e le Marchesi. La prossima volta.
Cala la sera su Teahupoo. Sono le 18 ed è ora di cena: Hélène porta in tavola il POISSON CRU A LA TAHITIENNE, specialità di pesce crudo marinato con verdure, accompagnato da riso. Due chiacchiere in famiglia, il telegiornale locale in tv e verso le 20,30 - sporadiche le feste nei dintorni; però, se si cerca la vita notturna Papeete ne offre per tutti i gusti - tutti a nanna. I galli ricominceranno presto a cantare. La partenza da Tahiti mi strazia: dopo un mese di vita polinesiana è difficile tornare ai lidi italiani. Mi mancherà la mia famiglia tahitiana, ma mi hanno fatto promettere che tornerò presto.
Ed eccoci all’angolo dello “sfatiamo i miti”.
Primo: le spiagge bianche non esistono. Sembra quasi siano allestite appositamente per cataloghi di viaggio e cartoline, appannaggio esclusivo dei villaggi-vacanze. Ciò che si trova a Tahiti sono generalmente spiagge laviche scure e qualche microscopica striscia di spiaggia corallina.
Secondo. Il mare cristallino dai riflessi turchesi? Ci si ritroverà a fare il bagno in mezzo metro d’acqua cercando di non tagliuzzarsi sui coralli; l’unica è cercare di arrivare a largo nuotando nella laguna, o spostandosi in surf o canoa. Niente paura: gli squali pare siano quasi tutti di reef, in altre parole “innocui”….
Terzo. Andare in Polinesia costa un accidente? Una settimana in una qualsiasi località di mare europea costa almeno il doppio. Certo il costo del volo è un forte deterrente: ma per ammortizzare si deve semplicemente restare più a lungo. Tenda, famiglia e poco lusso ed il sogno polinesiano diventa accessibile a tutti. Ed una volta lì è impossibile non rendersene conto: Tahiti = Paradiso.
È, comunque, bene sapere che ogni eden ha anche un lato oscuro, che ogni medaglia ha il suo rovescio, e la Polinesia, come ogni altro luogo al mondo ha i suoi problemi: criminalità giovanile e alcolismo, violenze domestiche e lotte politiche. Ma questa è un’altra storia.
(Pubblicato per Storie da altri mondi su IL GOLFO, Ischia, 17/06/2003)
|
|
Commenti e Domande |
|
molto bella la vostra opinione,sono d\'accordo con voi,una capanna mi basterebbe,ma come si fa a sapere i nomi delle persone disposte ad ospitarti e i prezzi?Anche per me è un pò un sogno irrealizzabile.Voi come avete fatto?Beati voi!!!!Fabiana
- Gentile Fabiana,
Mi scuso per il ritardo nella risposta.
Beh, sono testimone vivente: in Polinesia si può andare anche senza spendere cifre mostruose.
L’unica cosa che rimane cara è il volo: partire per tempo, sfruttando le offerte speciali è il trucco.
Prenotare adesso per metà aprile, ad esempio, permette di trovare voli a 6-700 euro, costi non proibitivi, dunque.
Le persone da cui alloggiare le ho trovate direttamente sul posto.
I Tahitiani sono molto ospitali ed usano dar in affitto stanze o anche il giardino per piantare la propria tenda.
Io, nel 2003, spesi circa 8-10 dollari al giorno, per il campeggio, l’uso di bagno e cucina, colazione, cena, lavatura e stiratura
(non scherzo, nel senso che la mia ospite Helene, si occupava persino della mia lavanderia...).
Se desidera posso darle il numero della famiglia Tautu a Teahupoo (Tahiti), ma non sono sicura che ancora affittino.
Sono delle persone adorabili.
In genere non è comunque difficile trovare ospitalità, soprattutto fuori dai centri principali e nelle isole meno frequentate.
A Moorea ho campeggiato semplicemente in piena foresta in cima ad un vulcano. Un’esperienza emozionante.
La tenda, del resto, come accennavo nel mio articolo, è un ottimo modo per prevenire l’essere divorati dalle zanzare.
Se si riducono le spese inutili e lo shopping sfrenato, un mese in Polinesia può costare meno di una settimana in qualche località balneare italiana.
|
|
|