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17/11/2004 BERLINO: Pagine da un diario berlinese (Germania) |






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PAGINE DA UN DIARIO BERLINESE
BERLINO - “E’ sempre bella la mia preferita, anche quando la bagna una pioggia sottile, come vaporizzata da un sifone di gelido selz. La S-Bahn (il treno metropolitano) mi shakera delicatamente nel suo metallo-plastico mixer in motion. Pochi minuti e qualche goccia di angostura per sorsi di Berlin-Zoo ed autentica grande città”. Sono le prime parole che mi scivolano dalle dita nei tasti di un cellulare appena atterrata. Pochi luoghi al mondo sanno trasmettermi così intensamente quell’inconfondibile senso di vuoto allo stomaco e di cuore in gola, come di montagne russe o incontro d’amore. Quanto sia cambiata negli ultimi quindici anni, e quanto stia ancora cambiando, è difficilmente quantificabile: il ritorno al ruolo di capitale tedesca, la ricostruzione o edificazione ex-novo di una buona fetta del tessuto urbano, un immenso cantiere a cielo aperto per rifare il maquillage del rimodellato volto della “città dell’orso” – simbolico animale sullo stemma cittadino -, sono solo i dati oggettivi e visibili di questa trasformazione. Dalla torre della televisione (Fernsehturm) dell’Alex (Alexanderplatz) alla vitrea cupola del Reichstag, dalle lussuose evoluzioni di Unter den Linden e della Friedrichstraße alla “Notting Hill” berlinese di giovani ed artisti a Prenzlauer Berg, dalle innovative architetture del Potsdamer Platz per finire al più classico Plattenbau (tipici prefabbricati a lastre) d’epoca socialista nell’est cittadino. Tutto convive intrecciandosi indissolubilmente fino a sfumare nella periferia dei laghi della Havel, nei boschi di betulla e conifere ed arrivare alla vicina Potsdam, nota tanto quale sede di uno dei più rilevanti trattati - con Yalta e Teheran - della Seconda Guerra Mondiale (1945), quanto per la reggia di Sanssouci, sogno neoclassico di Federico II il Grande, il Vecchio Fritz (der Alte Fritz). Il fascino di Berlino è indubbio, sebbene intriso di storia controversa: dalla vanagloria dell’Impero Prussiano alla tragedia nazista, per ritrovarsi divisa 40 anni fra la sfera d’influenza alleata e quella sovietica - dei quali 28 dall'indimenticato Muro, caduto nel 1989. Uno spicchio di Ovest e capitalismo nel cuore della nascente Repubblica Democratica e del socialismo. Contraddittoria ed innovativa, sempre. Caratterizzata dalla costante capacità di essere “avanti”, nel bene e nel male, di essere pioniera di cultura nel Centro-Europa: ancora oggi questo ruolo le si addice, ancora da qui partono numerosi i trend più progressisti del Vecchio Continente, anche se la debole congiuntura economica che fiacca la Germania e buona parte dell’Unione, ne smorza un po’ la portata. Ancora oggi, ogni volta che vi si atterra se ne respira la prorompente energia. Quella stessa che è in grado di far sfarfallare lo stomaco.
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