|
|
articolo: del
24/08/2004 Inside Bali (Indonesia) |












|
I mille volti dell’“isola degli dei”
INSIDE BALI
Un viaggio all’interno del paradiso indonesiano è un’esperienza indimenticabile, che può essere vissuta in tanti modi diversi: indirizzati da un tour-operator o in piena indipendenza; nel lusso o a budget ridotto; nel turbino della vita mondana, ma anche in completo relax.
Il primo contatto con Bali passa dal naso. Appena usciti dall’aeroporto si è investiti dal suo odore: l’inconfondibile profumo di Indonesia. Il caldo-umido diventa a tratti soffocante, mentre nel traffico impazzito del centro di Kuta si tenta di raggiungere un qualsiasi posto per fare una doccia: gelata. Almeno per venti minuti. Dopo tante ore di volo l’impatto con Bali può essere traumatico e più di una persona finisce per chiedersi: “Ma come, questa è l’isola degli dei?”. Motociclette sfrecciano davanti al taxi ed agglomerati umani multicolori occupano ogni centimetro del percorso, mentre a suon di clacson ed imprecazioni l’autista cerca di arrivare a destinazione. “Poppie’s Lane”, gli dico. “Sì, è qui vicino” sibila dallo spacco fra gli incisivi. La guida è disordinata almeno quanto la dentatura e il “continental breakfast” della Malaysian Airlines quasi si blocca sullo stomaco. Per fortuna, il tragitto è breve e l’arrivo in albergo è una liberazione. L’hotel a conduzione familiare è molto modesto: branda con stuoia in bambù, sifone-doccia troppo attaccato al lavabo, che rende l’abluzione alquanto acrobatica, e ventola a soffitto, esile rimedio contro caldo e zanzare. In compenso è pulito. Dopo un primo approccio discretamente impegnativo, cadere esausti nel letto è il minimo: ma sicuramente domani tutto apparirà diverso. Sono i rischi di una vacanza auto-organizzata: qualche imprevisto iniziale va sempre messo in conto.
Allo schiamazzare dei galli in cortile ed al vociare di una banda di surfisti già in piedi per controllare lo swell (l’onda), e con la complicità del jet-lag, non resta che alzarsi e guardare il mondo in faccia. Ed è il mondo assolato di una giornata appena punteggiata qua e là da piccole nubi. Sgattaiolando per i vicoli polverosi nelle prime ore del mattino alla ricerca di un warung (ristorante) è facile incontrare gruppi di donne intente ad intrecciare i tradizionali cestini votivi di foglie di palma, al cui centro si pongono mucchietti di riso, spezie, dolci e frutta, petali di fiori ed incenso: l’isola, in cui la comunità induista è preponderante, ne è invasa. Per fare colazione, scelgo il ristorante dietro l’angolo, molto frequentato da giovani turisti di tutto il mondo: un banana-pancake ed un frullato d’ananas sono l’ideale per rimettersi in sesto dopo le fatiche del viaggio. Wayan, la proprietaria, soffia anelli con il fumo di una sigaretta al garofano e dispensa volentieri consigli ai nuovi arrivati. Suggerisce che il miglior modo per muoversi a Bali è con un’auto o una moto a nolo, raccomandandosi di fare attenzione alla guida a sinistra e di portare sempre con sé la patente internazionale. Girare in moto dona decisamente un’altra prospettiva e rende più semplice la ricerca di un alloggio. D’altra parte, vi è solo l’imbarazzo della scelta: i lussuosi resort di Nusa Dua, gli eleganti hotel di Sanur, gli alberghetti senza pretese di Kuta Beach, i residence di Legian, le ville di Semyniak. Grazie ad un annuncio sulla bacheca del Krakatoa - centro internet ed agenzia immobiliare, munito di cassette di sicurezza nelle quali è possibile lasciare soldi e documenti di viaggio - trovo amici con i quali dividere l’affitto di una villa su due piani in vero stile locale, in legno e muratura con tetto di paglia: tre stanze da letto, due bagni ed un enorme salone aperto sul giardino, a pochi passi dal mare, dai ristoranti e dai locali più noti, dai negozi stracolmi che fanno brillare gli occhi ad ogni amante dello shopping, ma al tempo stesso lontano dalla confusione e dal traffico. Una sistemazione più che adeguata per una vacanza in totale indipendenza; per chi tuttavia dovesse preferire i servizi all-inclusive e la pensione completa Bali offre anche questo.
Prima di mollare gli ormeggi ed iniziare la perlustrazione dell’isola è bene armarsi di un necessaire da sopravvivenza: due pareo adattabili ad ogni uso, la crema solare ultra-protettiva, la paglietta di filo di cocco, patente, lozione anti-zanzara alla citronella, costume da bagno, acqua rigorosamente in bottiglia per evitare spiacevoli inconvenienti. L’esplorazione inizia dalla penisola-sud di Bali, ove si trovano le più belle spiagge ed i più famosi surf-spot. Ogni surfista che si rispetti ha sentito almeno una volta nella vita nominare Uluwatu, Padang Padang, Bingin, Impossibles, Dreamland, Balangan. La scelta cade su quest’ultima per un bagno di mare, sole ed ozio. La spettacolare spiaggia bianca tempestata di schegge di conchiglie e frammenti di corallo, incorniciata da palme al vento e carezzata da un mare di cristallo, è semideserta. Un tempo si raggiungeva solo attraverso un percorso ad ostacoli attraverso vegetazione fitta, poi è arrivata la strada. Era il progetto di uno dei figli dell’ex-dittatore Suharto: doveva esservi costruito un mega-resort con tutte le comodità. Ma, finita la dittatura, il progetto è stato fermato ed è rimasta solo la strada che facilita l’accesso al mare. I visitatori, sebbene aumentati negli ultimi anni, sono sempre pochi rispetto alla calca di Kuta Beach e Legian. In alternativa c’è “Ulu”, paradiso dei surfisti, che si raggiunge solo attraverso cunicoli nella roccia quando la marea è bassa. A pranzo si può optare per un ottimo MIE GORENG, uno dei piatti tipici della cucina locale - noodles, verdure e uova saltate in padella -, nel piccolo warung sul lido di Padang Padang.
È piuttosto frequente che sulla spiaggia vengano proposti massaggi o che si tenti di vendere ogni possibile mercanzia: dalla maglietta Padang al berretto Ulu, dal braccialetto portafortuna al pareo azzurro con tartarughe. Nel fare acquisti, qui come in buona parte dell’Asia, bisogna “tirare sul prezzo”: per i commercianti fa parte del gioco. Il primo prezzo può essere dieci volte più alto dell’ultimo che si riesce a spuntare. Tuttavia, è bene non esagerare nel trattare, anche per non offendere i venditori, quanto piuttosto giocare su simpatia e cordialità, vere armi vincenti di un buon affare. Pochi posti al mondo possono eguagliare questo paradiso dello shopping a bassissimo costo. L’Indonesia è una delle più grandi “manifatture” del pianeta e vi si può trovare di tutto: mobili in tek e bambù, abbigliamento, anche su misura e dai trend più innovativi, scarpe, sarong - come si chiamano i pareo da queste parti - stampati a cera ed ogni genere di cianfrusaglia. Naturalmente, anche le più grandi catene di surf-wear qui hanno messo radici. Nei grandi negozi, comunque, la contrattazione non è ammessa.
Al tramonto, il lungomare di Legian si popola: locali e turisti affollano l’arenile per non perdere il rosso fuoco di cui si tinge il cielo, per correre, giocare, far volare un aquilone. A Bali è possibile scorgere aquiloni ovunque, lanciati dalla brezza costante proveniente dal mare, giorno e notte; la stessa brezza che muove milioni di campanelli del vento, la musica dei quali accompagna ogni passo: grandi e piccoli, di terracotta e legno, metallo e bambù. Quando l’ultima goccia di sole si confonde col mare, la folla si dilegua in mille direzioni e al calare della sera si impone una scelta: tex-mex, thai, indiano, giapponese, italiano o cinese? Stasera indonesiano: SATE (spiedini di pollo), GADO GADO (verdure con SALSA D'ARACHIDI), NASI GORENG E KRUPUK (riso saltato e sfoglie di farina di gamberi), preparati sui fornelli del frequentatissimo Madè Warung, e un succo di papaia per rimettersi in forze ed affrontare la vita notturna che da queste parti è intensa. Al Bounty, allegro ritrovo al centro di Kuta, la Bintang (birra locale) scorre a fiumi prima di andare a ballare al Double Six, la discoteca all’aperto più famosa di Bali, o continuare la serata nella località di Nyang Nyang partecipando ad un “Full Moon Party” (festa della luna piena) fino alle luci dell’alba. Ma chi ha conosciuto il Sari Club non riesce a dimenticare ed anche i nuovi locali iper-tecnologici non reggono il confronto con le vecchie atmosfere: l’attentato che nell’Ottobre 2002 ha sventrato i due club non si cancella con un colpo di spugna.
Per fortuna, però, alcune cose non cambiano: lo splendido tempio di Uluwatu, arroccato su altissime coste a picco sul mare ed invaso da scimmiette golose; Tanah Lot, che come Mont Saint Michel è situato su uno scoglio in balia della marea; il villaggio d’artigiani di Ubud e le tradizionali danze Barong, il lago Batur nell’entroterra ed il vulcano Gunun Agung. Come anche il sole che si specchia sulle risaie, le spiagge nere di Lovina e le composizioni di frangipane e frutta fresca che le donne portano sul capo in occasioni speciali. Si può avere tutto, a Bali: lusso sfrenato e baldoria, isolamento e natura, mare turchino e montagne verde smeraldo, immersioni sul reef e passeggiate nella giungla, avventura o puro relax. E chi volesse vedere anche altro, può navigare verso Lombok, Sumba, Sumbawa a Sud, o Java, Sumatra, Nias a Nord. In un arcipelago di più di 13.000 fra atolli ed isole ciascuno può trovare la propria.
“Indonesia bagus” (l’Indonesia è bella) mi dice Ktuth, sorridendomi al di là del suo variopinto bancone, mentre al mercato di Denpasar faccio le ultime compere. Per la prima volta capisco chi da qui non è più voluto partire. L’ultima cosa dalla quale mi accomiato prima di entrare in aereo è anche la prima che ho incontrato in questo viaggio: odore di incenso e cestini votivi, sigarette al garofano e fiori di frangipane, mie goreng e cera per sarong. Profumo d’Indonesia, che entra nel sangue e che per tutta la vita farà ancora sognare.
IL MERCATO DEL PESCE DI JIMBARAN
Cenare al mercato del pesce è un must del soggiorno balinese. Sulla spiaggia di Jimbaran, immersi nella luce di un incantevole tramonto tropicale, si possono gustare freschissimi red snapper, calamari ed aragoste ancora vive, cotte alla griglia, delicatamente condite con spezie e poche gocce di lime, accompagnate da riso e verdure.
L’ATOLLO DI NUSA LEMBONGAN
Poco distante da Bali si trova lo splendido atollo di Nusa Lembongan. L’isolotto di pescatori è ideale per lo snorkeling fra i coloratissimi pesci della laguna e qualche giorno in completa tranquillità lontano da tutto. Sveglia all’alba e presto a nanna: alle 22 si spengono le luci e non resta che contare le stelle.
RINASCERE CON UN MASSAGGIO
Una vera chicca per insider sono i trattamenti del Body Works di Semyniak. In pulitissimi ambienti di muratura variopinta, al suono di musica new-age, mani esperte praticano indimenticabili massaggi, anche di due ore e per pochi dollari, con tecniche a scelta: dal thai allo shiatsu, dall’ayurveda alla terapia curativa. Dopo il trattamento, un quarto d’ora di bagno rilassante in acqua calda, in ammollo tra essenze, frangipane e fiori freschi, sorseggiando un drink. Il tocco finale è un trattamento dopo-bagno con lozione idratante profumata. È come rinascere.
(Pubblicato su INTHESUN, 24.08.2004)
Le Ricette:
MIE GORENG (noodles saltati con verdure)
SATE (spiedini di pollo)
GADO GADO (verdure con salsa d'arachidi)
SAMBAL KACANG (salsa d'arachidi)
NASI GORENG E KRUPUK (riso saltato con verdure e sfoglie di farina di gamberi)
|
|
Commenti e Domande |
|
complimenti per la descrizione di bali.cosa ti ha colpito di bali???
-
Sono contenta ti sia piaciuta la mia descrizione di Bali.
Cosa mi sia piaciuto di più? Non sono in grado di dirlo.
Superfluo menzionare la bellezza del paesaggio e la cordialità della gente.
Probabilmente è stato più il contesto generale ad aver così toccato le mie corde.
Sono passati anni da allora e per qualche strano motivo non sono più riuscita a tornare.
Ma ti posso dire cha ancora oggi la sogno e ne sento gli odori,
sperando di rivederla (sebbene amici mi raccontino quanto sia cambiata...).
Uno dei viaggi più belli della mia vita.
Ti volevo chiedere se la patente internazionale serve anche per i motorini? In caso mi consigli i motorini o la macchina? grazie
-
Sì, la patente serve anche per i motorini e so che negli ultimi anni i controlli sono stati molto rafforzati.
Anni fa potevi svignartela più facilmente, oggi pare siano diventati molto più severi.
Puoi fare la patente anche sul posto, a Denpasar, se non dovessi fare in tempo a farla in Italia.
E’ qualche anno che manco e non so se le procedure sono sempre le stesse,
Ma potresti tentare di entrare in contatto direttamente con la nostra rappresentanza diplomatica a Bali
italconsbali@italconsbali.org
e chiedere ulteriori ragguagli.
Motorino o macchina? Dipende dai tuoi programmi: per girare fra Kuta, Legian e Semyniak, così come per raggiungere molte delle spiagge, decisamente motorino.
Se per esplorazioni del resto dell’isola (che è piuttosto grande...) macchina.
Se surfi, vanno bene entrambi le soluzioni, perché esistono anche moto con porta-surf.
Ti auguro buon viaggio e salutami Bali!
|
|
|